Jimmy Bobo, recensione

James Bonomo è un tranquillo assassino su commissione italo-americano ed è noto a tutti col soprannome di Jimmy Bobo. Un giorno però la sua attività viene sconvolta dall’assassinio del suo socio. Jimmy parte quindi per il suo trip vendicativo affiancato da un giovane poliziotto che ha gli stessi propositi. Vai Sly!

Jimmy Bobo – Bullet in the Head nasce come trasposizione cinematografica della graphic novel Du plomb dans la tête del francese Alexis Nolent tanto è vero che il titolo originale in inglese è Bullet in the Head. Il titolo italiano aggiunge anche il nome del protagonista e penso che non sia stata un’idea cattiva perché lo rende più facilmente ricordabile.

Fondamentalmente si tratta di un film di un’ignoranza senza fine. Sylvester interpreta un personaggio tostissimo e violento a cui regalare la sua celebre camminata da figo e che nel complesso è molto simile a quel Barney Ross de I Mercenari che è diventato il modello di base del Sylverster Stallone degli anni 2010. Un prototipo di personaggio che evidentemente adora e che appunto continua a riproporre con grande successo per noi appassionati.

Ma proviamo un po’ ad elencare perché Jimmy Bobo non dovrebbe mancare nella esperienza di chiunque adori i film d’azione o i film ignoranti in generale.

Innanzitutto le battute. Jimmy Bobo ne dice di storiche da «Bang, steso, preso» a «Sono sempre pronto», citazioni che vi ritroverete ad usare nella vita di tutti i giorni e vi chiederete come fosse possibile che ci fosse una vita senza.

Poi Jimmy Bobo è interpretato da un Sylverster Stallone in gran forma e viene inserita un’apposita scena con un’apposita posa con cui mettere in mostra i vistosi tatuaggi di cui si è dotato già qualche anno fa e un corpo che a 65 anni continua ad essere indiviabilissimo anche se forse un po’ rigido. Quel momento è stato poi ripreso nella locandina e rappresenta la sintesi del Bobo pensiero.

E poi le battaglie perché Jimmy Bobo è fatto sostanzialmente di pugni che poi usa per distruggere tutto. Assolutamente epica la battaglia finale col mercenario in cui si vanno ad usare la asce da pompiere. La battuta «Cazzo, giochiamo ai vichinghi?» è da enciclopedia del cinema.

Anche la storia, basata sulla vendetta, ha i suoi momenti buoni. C’è anche spazio per la figlia di Jimmy Bobo, ma in fondo si tratta, come è giusto per il suo genere, di una sequenza di situazioni in cui il personaggio si ritrova ad usare le sue micidiali capacità. L’inserimento della spalla, il poliziotto, serve quasi solo a scopo umoristico per permettere il confronto con il tostissimo Jimmy.

Jimmy Bobo, bullet in the head

Ma la realtà è che è possibile rendere Jimmy Bobo l’archetipo del film ignorante perché ha tutti gli ingredienti per esserlo e a quel punto si può e si deve confrontare qualsiasi altro film con esso. La faccia di Stallone, la storia striminzita, i personaggi stereotipati, le esplosioni e le sparatorie, tutto si presta ad essere preso come termine di paragone per tutto quello che è seguito. E anche per quello che è stato prima. Una pietra miliare nella storia del cinema ignorante.

Vale la pena vederlo? E c’è bisogno di dirlo!?

Di Vincenzo Buttazzo

Lettore accanito di fantascienza, scrivo recensioni e brevi racconti che in alcune occasioni ho anche potuto vedere pubblicati.

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